Il client infatti non esegue nessun controllo sulla validità dei comandi che riceve ma passa integralmente la gestione al server; in questo modo abbiamo evitato di replicare il codice. Il server, quando richiama una funzione di alto livello (cp, mkdir, ecc) gli passa infatti anche un puntatore ad un puntatore a carattere nel quale poi la funzione chiamata inserisce l'output. Questo ha permesso di snellire la gestione dell'errore, demandandola alla singola funzione. I messaggi di errore inoltre sono tutti centralizzati sotto forma di costanti all'interno del file coderr.h.
Il pregio della tecnica adottata è di contenere il numero di messaggi di errore e di restituire all'utente messaggi molto significativi; il difetto è invece che se un errore accade in una funzione di base essendo questa richiamata dalla funzione superiore, e non essendo quindi in contatto diretto con il server l'errore restituito sarà generico e poco utile allo sviluppatore.
Per ovviare a questa limitazione un possibile miglioramento, non invasivo nell'architettura e molto comodo nell'utilizzo, consiste nel predisporre un file di log (ad esempio /tmp/vfs.messages) al quale tutte le funzioni (comprese quelle di base) hanno accesso in append che permetta quindi di tracciare tutte le informazioni di debug necessarie.
Questa tecnica è utilizzata largamente da diversi software linux, nonchè dal sistema operativo stesso e si rivela utile per dividere i messaggi di errore generici forniti all'utente da quelli più complessi necessari allo sviluppatore.